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Il Papa e il Re del Marocco firmano un appello per Gerusalemme

Un impegno interreligioso per preservare la Città Santa di Gerusalemme come patrimonio comune dell' umanità e per i fedeli delle tre religioni monoteiste

31-03-2019 16:41

 Il Papa e il Re del Marocco firmano un appello per Gerusalemme

Rabat; 31 marzo 2019- Concludendo la storica visita in Marocco, un Paese a stragrande maggioranza musulmana dove i cattolici sono tra i 20 e i 30 mila, meno dell’1%, il Papa indica ai fedeli il dialogo e la fratellanza come condizione concreta e costante di vita, contro odi e divisioni.   "Come non evocare la figura di San Francesco d'Assisi che, in piena crociata, andò ad incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil?- dice nell'incontro col clero nella cattedrale di Rabat – E come non menzionare il Beato Charles de Foucauld che, profondamente segnato dalla vita umile e nascosta di Gesù a Nazaret, che adorava in silenzio, ha voluto essere un 'fratello universale'? O ancora quei fratelli e sorelle cristiani che hanno scelto di essere solidali con un popolo fino al dono della propria vita?". È un dialogo, prosegue citando il documento firmato ad Abu Dhabi col grande imam di Al-Azhar, che "diventa preghiera" e che "possiamo realizzare concretamente tutti i giorni in nome 'della 'fratellanza umana' che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali...

Rivolgendosi alla comunità cristiana nella messa con 10 mila fedeli al Complesso sportivo Principe Moulay Abdellah, Francesco sottolinea che "sicuramente sono tante le circostanze che possono alimentare la divisione e il conflitto; sono innegabili le situazioni che possono condurci a scontrarci e a dividerci… Però - prosegue il Papa nell'omelia - l'esperienza ci dice che l'odio, la divisione e la vendetta non fanno che uccidere l'anima della nostra gente, avvelenare la speranza dei nostri figli, distruggere e portare via tutto quello che amiamo".  

Al termine della messa Francesco incoraggia ancora i fedeli "a perseverare sulla via del dialogo con i nostri fratelli e sorelle musulmani": a essere così i "servitori della speranza", motto del suo viaggio.
 

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