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Papa: Tutelare la vita dal concepimento al suo tramonto

Da Piazza San Pietro alla periferia di Roma per annunciare il significato dell'amore per la vita ed il bisogno di prendersi cura del prossimo seguendo gli insegnamenti del Vangelo.

06-05-2018 21:11

 Papa: Tutelare la vita dal concepimento al suo tramonto

Davanti ai 40.000 fedeli accorsi in Piazza San Pietro per il Regina Coeli, il pontefice ha ricordato che l’amore per gli altri, a cui ogni cristiano è tenuto sulla scia del Risorto, "non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza". Papa Francesco ha precisato che “siamo chiamati, per esempio, a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, ma dobbiamo custodirli. Ecco perché - ha proseguito - ai malati, anche se nell'ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l'assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto. E questo è amore".   Lo ha detto prendendo spunto dalla lettura del Vangelo in tempi caratterizzati dalla triste vicenda del piccolo Alfie Evans, che lotta disperatamente tutelato dall’amore dei genitori che si sono opposti al parere dei medici dell’ospedale di Liverpool che consigliavano di staccare gli strumenti che lo tengono in vita. Il Papa si è personalmente impegnato per il trasferimento del piccolo nell’ospedale Gemelli di Roma. Per sottolineare il valore della tutela della vita, anche in situazioni apparentemente impossibili in contrasto con l’eutanasia, Francesco si è recato presso la “Casa della Gioia” nella parrocchia romana del Santissimo Sacramento, a Tor de' Schiavi, nella periferia est della Capitale.

Nel corso della messa ha impartito il sacramento della cresima a una dodicenne, Maya,  affetta una sindrome genetica molto rara che fa parte del gruppo delle malattie mitocondriali, e alla mamma Paola Desideri, riavvicinatasi alla fede e desiderosa di cresimarsi proprio dopo aver appreso della visita papale. Una malattia, quella di cui soffre Maya, che il parroco don Maurizio Mirilli ha definito "molto simile a quella del piccolo Alfie".   Durante la visita ha dialogato con famigliari, suore ed animatori della struttura che accoglie disabili e anziani bisognosi di cure, e durante l’omelia ha detto  "Può ben chiamarsi la 'Casa dell'amore'  perché questa parrocchia ha preso in cura tanti che hanno bisogno di essere curati, di essere sorvegliati, e questo è amore. Amore è lavoro, lavoro con gli altri, e così l'amore viene con più spessore, più forte. L'amore nelle opere, non nelle parole, è il vero amore".  Prima di concludere ha sottolineato, con parole semplici e dirette che “ L'amore non è quello che dicono nei film. E' un'altra cosa: l'amore è prendersi carico degli altri. L'amore non è suonare violini, tutto romantico, no: l'amore è lavoro".

(Servizio di: Stefano Girotti)

TESTO DEL DISCORSO INTEGRALE PRIMA DEL REGINA COELI

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questo tempo pasquale la Parola di Dio continua a indicarci stili di vita coerenti per essere la comunità del Risorto. Tra questi, il Vangelo di oggi presenta la consegna di Gesù: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Abitare nella corrente dell’amore di Dio, prendervi stabile dimora, è la condizione per far sì che il nostro amore non perda per strada il suo ardore e la sua audacia. Anche noi, come Gesù e in Lui, dobbiamo accogliere con gratitudine l’amore che viene dal Padre e rimanere in questo amore, cercando di non separarcene con l’egoismo e con il peccato. E’ un programma impegnativo ma non impossibile.

Anzitutto è importante prendere coscienza che l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, ma un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole. Gesù infatti afferma: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore» (v. 10). L’amore si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni; altrimenti è soltanto qualcosa di illusorio. Gesù ci chiede di osservare i suoi comandamenti, che si riassumono in questo: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (v. 12).

Come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? Più volte Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che

incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme. Disponibilità verso ogni fratello e sorella, chiunque sia e in qualunque situazione si trovi, incominciando da chi mi è vicino in famiglia, nella comunità, al lavoro, a scuola… In questo modo, se io rimango unito a Gesù, il suo amore può raggiungere l’altro e attirarlo a sé, alla sua amicizia.

E questo amore per gli altri non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza. Ecco perché siamo chiamati a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto.

Noi siamo amati da Dio in Gesù Cristo, che ci chiede di amarci come Lui ci ama. Ma questo non possiamo farlo se non abbiamo in noi il suo stesso Cuore. L’Eucaristia, alla quale siamo chiamati a partecipare ogni domenica, ha lo scopo di formare in noi il Cuore di Cristo, così che tutta la nostra vita sia guidata dai suoi atteggiamenti generosi. La Vergine Maria ci aiuti a rimanere nell’amore di Gesù e a crescere nell’amore verso tutti, specialmente i più deboli, per corrispondere pienamente alla nostra vocazione cristiana.

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