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Papa: I negoziati non si fanno con le bombe atomiche.

Dalla Santa Sede, Francesco si rivolge ai potenti durante il convegno per il disarmo nucleare

10-11-2017 15:53

 Papa: I negoziati non si fanno con le bombe atomiche.

Città del Vaticano, 10 nov 2017- Scongiurare fin dall’inizio il pericolo delle armi atomiche. Lo chiede il Papa che auspica un clima politico e sociale che non si basi sulla minaccia delle potenti armi di distruzione di massa. In questo periodo, caratterizzato dagli scontri verbali tra Stati Uniti e Corea del Nord, dalla Santa Sede prende voce un appello ai “grandi” della Terra affinché le relazioni internazionali non siano “ dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall'ostentazione degli arsenali bellici- dice Bergoglio ravvisando il rischio di un “ingannevole senso di sicurezza”.

L’esortazione per il disarmo atomico arriva dal palazzo apostolico, dove il Papa argentino ha ricevuto i partecipanti al simposio internazionale sul disarmo che ospita in Vaticano personaggi internazionali di alto livello; Premi Nobel per la Pace, vertici di Onu e Nato, diplomatici rappresentanti degli Stati (tra cui Russia, Stati Uniti, Corea del Sud, Iran), massimi esperti nel campo degli armamenti e attivisti  riunitisi a Roma. Si tratta del primo incontro globale, tra le mura del Vaticano, dopo  l'approvazione del Trattato sul bando delle armi nucleari, firmato da 122 Paesi della Comunità internazionale (tra cui la Santa Sede), a New York il 7 luglio scorso.

 Una svolta che Papa Francesco ha definito "storica", bollando le armi atomiche non solo come immorali, ma come strumenti di guerra illegittimi. "E' stato colmato un vuoto giuridico importante - afferma Bergoglio -giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso convenzioni internazionali ".

Il Santo Padre ha inoltre sottolineato il " rischio di una detonazione accidentale per un errore di qualsiasi genere – sottolineando l’esigenza di- condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l'intero genere umano".

 Considerando i costi sono sostenuti in tutto il mondo per lo sviluppo degli armamenti, ha aggiunto che “ rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell'umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani".

Prima di concludere ha ricordato l’importanza delle testimonianze degli Hibakusha, le persone colpite dalle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, e di tutte le altre vittime degli esperimenti delle armi nucleari: una "voce profetica" che deve essere un "monito" oggi, e "soprattutto per le nuove generazioni".

( servizio di: Stefano Girotti)

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