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PAPA FRANCESCO A CESENA E BOLOGNA

Bologna. 1 ott/ Il Santo Padre saluta i migranti e i parenti vittime delle stragi. Parla di buona politica, di lavoro e di welfare.

01-10-2017 14:03

PAPA FRANCESCO A CESENA E BOLOGNA

 

Dopo l’incontro con la diocesi di Cesena, all’inizio della mattinata, Il Papa ha voluto portare il suo messaggio di esortazione e di speranza anche nel capoluogo dell’Emilia-Romagna che vanta l’ Università più antica del mondo, ma che è stato segnato anche da tristi fatti di cronaca come la strage alla stazione ferroviaria del 2 agosto 1980.

"Ho voluto che fosse proprio qui il mio primo incontro con Bologna. Questo è il porto d'approdo di coloro che vengono da più lontano e con sacrifici che a volte non riuscite nemmeno a raccontare". Con queste parole Papa Francesco saluta i migranti dell'hub di Bologna e assicura la sua vicinanza a coloro che definisce "lottatori di speranza". Invita i presenti ad osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell'immigrazione.   

"Bologna è una città da sempre nota per l'accoglienza- sottolinea Bergoglio- questa si è rinnovata con tante esperienze di solidarietà, di ospitalità in parrocchie e realtà religiose, ma anche in molte famiglie e nelle varie compagini societarie. La città non abbia paura di donare i cinque pani e i due pesci", insiste il Papa, che cita il Liber Paradisus, l'atto con cui il Comune di Bologna nel 1256 liberò quasi 6.000 schiavi.    Ma il Papa usa anche parole severe. "Molti non vi conoscono e hanno paura- afferma rivolto ai migranti- questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che da' la misericordia".

Il Papa, però, aggiunge che è necessario che i migranti si aprano alla cultura degli stati che li ospitano.

Nel prendere posto al pranzo offerto dalla Caritas all’interno della Basilica di San Petronio, Francesco ricorda:<<il cibo più prezioso, il Vangelo, la   Parola di quel Dio che tutti portiamo nel cuore, che per noi cristiani  ha il volto buono di Gesù. È per voi! È rivolto proprio a chi ha   bisogno! Prendetelo tutti e portatelo come segno, sigillo personale di  amicizia di Dio che si fa pellegrino e senza posto per prepararlo a   tutti. Siamo tutti dei viandanti, dei mendicanti di amore e di   speranza, e abbiamo bisogno di questo Dio che si fa vicino e si rivela  nello spezzare del pane. Questo pane di amore che oggi condividiamo   portatelo anche voi ad altri. Regalate a tutti simpatia e amicizia. È   l'impegno che possiamo avere tutti. Ce n'è un grande bisogno>>.

Mons. Matteo Zuppi,  ricordando il bisogno di “costruire ponti”, lo ringrazia per le parole e i gesti che “ aprono tutti alla speranza , suscitano ideali ed  entusiasmo e fanno conoscere Dio amico degli uomini e dei poveri".   Dopo aver richiamato l'insistenza sulla piazza cittadina di Chiesa,   Comune e Università “ più antica del mondo portatrice di   un umanesimo ispirato ai valori cristiani che non fu estraneo alla   liberazione dei servi della gleba iscritti nel Liber Paradisus”   l'arcivescovo ha ricordato come la cultura religiosa e civile abbiano  saputo affrontare insieme "le grandi e tragiche sfide della guerra e   della ricostruzione fino ai cupi anni del terrorismo e delle stragi   purtroppo senza verità".
( servizio di: Stefano Girotti )

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